TERRORISMO ISLAMICO: PARLIAMONE SOPRATTUTTO A SCUOLA

Lettera inviata ai presidi.

La ripresa delle lezioni in questo avvio di 2015 si consuma sotto i funesti fatti di Parigi, nel cuore dell'Europa, capitale di una nazione che ha fatto nascere e crescere la civiltà dell'uguaglianza, della fraternità e della libertà. Cardini di un pensiero moderno che ha intriso le scelte e la mentalità di questa nostra Europa che ha costruito i fondamenti del nostro vivere civile.
Ecco perché il fatto terroristico di matrice islamica consumato con l'omicidio dei giornalisti della rivista "Charlie Hebdo" deve trovare un fronte comune e impenetrabile di  condanna.

È stata colpita una capitale dell'Europa in uno dei cardini della nostra civiltà: la libertà di stampa e di espressione. Libertà sconosciute in altri paesi del mondo, certamente impedite in quegli stati a matrice islamica così distanti culturalmente da noi, ma cosí pericolosamente vicini sia geograficamente che nelle comunicazioni sulla rete.

Dobbiamo parlarne e dobbiamo farlo soprattutto nelle nostre scuole, condannando fermamente senza se e senza ma, senza alibi ideologici o assoluzioni autoconsolatorie quanto accaduto ed una cultura che predica l'odio verso la nostra di cultura, la nostra mentalità, il nostro stile di vita fino ad arrivare all'estremo gesto terroristico.
Il pericolo c'è, è evidente e si è manifestato in tutta la sua crudezza a Parigi e solo una forte presa di coscienza di ciascuna persona e collettiva di popolo può farci sperare di arginare un pericolo tanto grave quanto imprevedibile.

Si può manifestare purtroppo con attacchi terroristici, come in gesti di violenza per noi inaccettabili ed incomprensibili. Come quello di quel padre italiano, accoltellato due giorni fa nel veneziano da un ragazzino di 14 anni tunisino, per difendere il proprio figlio aggredito a scuola con atti che chiamiamo "bullismo".

Non può più essere un alibi per non affrontare il problema. Se non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici e che molta violenza viene giustificata in nome di una appartenenza religiosa e culturale ben precisa.
Nessuna giustificazione, nessuna tolleranza può essere richiamata per fatti simili e l'Europa civile, libera e laica, che spesso dimentica di essere tale perché cristiana, deve ritrovare la forza di indignarsi e reagire.

Una condanna morale che deve scaturire dal profondo di una coscienza comune e che dobbiamo sviluppare nel luogo dell'educazione collettiva che è la scuola.  
È infatti un'esigenza necessaria anche alla luce della presenza dei tanti alunni stranieri nelle nostre scuole e dei loro genitori nelle nostre comunità. Soprattutto a loro dobbiamo rivolgere il messaggio di richiesta di una condanna di questi atti, perché se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto devono sapere che sono accolti in una civiltà con principi e valori, regole e consuetudini a cui devono adeguarsi e che la civiltà che li sta accogliendo con il massimo della pienezza dei diritti ha anche dei doveri da rispettare.

Abbiamo visto in queste ore fallire il modello di integrazione finora adottato in Europa, nella Francia della terza generazione come nell'Italia della prima generazione e dobbiamo interrogarci se non vada rivisto con maggiore chiarezza di obiettivi e differenti modalità.
Certamente il primo cambio di rotta è una ferma condanna senza alcun distinguo tra italiani, francesi o islamici se questi ultimi vogliono veramente essere considerati diversi dai terroristi che agiscono gridando "Allah è grande".

Parliamone soprattutto a scuola, altrimenti non ci sarà modo di scrivere un'altra storia rispetto a quella scritta ieri a Parigi il giorno 7 gennaio 2015.

Buon lavoro a ciascuno di noi.

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